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Il castello di Burio è un castello situato nella frazione Burio, a Costigliole d'Asti, in provincia di Asti. È il secondo grande maniero della zona, dopo il castello di Costigliole d'Asti. Secondo la leggenda, il castello prende il nome, così come la località in cui sorge, dall’antico ceppo ligure degli euburiati. Nel patto di fedeltà tra gli abitanti di Costigliole e la città di Asti del 13 luglio 1198, tra i nomi dei personaggi abbienti che giurarono fedeltà compare un tale Guglielmo dei Burri, probabilmente proveniente da Burio; tale personaggio potrebbe essere il più antico esponente della famiglia Borio di Costigliole, Tigliole e Novello. Si sa che il maniero appartenne ai Pallidi fino alla fine del XVI secolo. Non ha mai ricoperto una funzione particolarmente strategica, essendo destinato prettamente ad uso agricolo. In epoca medioevale è stato di proprietà di varie famiglie astigiane che ricoprirono la Signoria di Burio, dai Pelletta ai Roero, dai Malabayla ai Pallio. Nel ’600 fu al centro della guerra fra la Spagna e l’esercito guidato dal duca Carlo Emanuele I di Savoia. Nei secoli successivi passò alla famiglia Asinari, prima che la proprietà venisse frazionata, e infine riacquisita nel XX secolo dal conte Luigi Lanzavecchia. Col passare dei secoli perse progressivamente l’originaria vocazione militare, diventando esclusivamente un centro di amministrazione delle proprietà fondiarie circostanti. Dopo essere caduto in abbandono, è stato restaurato a partire dal 1980 dagli attuali proprietari. Divenuto dimora privata, negli anni ’80 del secolo scorso è diventato sede di iniziative artistiche.
Il progetto pilota Casa21 offre l’opportunità di vivere e toccare con mano tutte le eccellenze di un’abitazione moderna che mira a restituire il comfort globale nella riqualificazione del patrimonio edilizio italiano. Dal resoconto della mappatura redatto a cura della Borghi S.r.l. risulta che in Italia esiste un vasto patrimonio immobiliare che deve essere valorizzato e messo in sicurezza, quindi ne deriva una enorme potenzialità di interventi da realizzare fidelizzandosi in partnership. Al seguente link è possibile visualizzare alcune notizie in merito all’argomento. Il progetto Casa21 non vuole fermarsi, però, alla sola riqualificazione. Il desiderio è quello di creare un precedente negli interventi ricostruendo in modo fedele, con una tecnologia elevata e non evidente “celata e nascosta, come suggerita dall’Ing. Alessandro Pozzi del comitato scientifico”. Casa21 sarà il primo indiscusso intervento di housing sostenibile che riepiloga e dimostra la sinergia di queste eccellenze abitative. La ricostruzione avverrà con l’utilizzo delle più moderne e sostenibili tecnologie; la struttura, in particolare, sarà realizzata in legno strutturale con rivestimento in pietra naturale, per ripristinare fedelmente lo stesso aspetto che il casolare aveva in origine. L’obiettivo è di ottenere il casolare originale nell’aspetto, ma con un cuore altamente tecnologico. Rispondere alle esigenze abitative contingenti di oggi nel rispetto e nel recupero della valenza architettonica di ieri. Non è un caso che Borghi S.r.l sia uno dei partners e che abbia condiviso il progetto Casa21 come protocollo di costruzione e recupero dei centri storici e dei rustici. Il progetto risponde ai requisiti etici del C.S.R. (Corporate Social Responsibility) in quanto si fa manifesto di qualità eco-sostenibile e ambientale, ma sopratutto di rispetto dell’etica del lavoro e delle professioni. Questa eccellenza è stata premiata dall’Assessore Gianni Salvadori di Regione Toscana e dall’ Assessore All’economia e Semplificazione di Regione Lombardia Massimo Garavaglia che hanno deciso di dare spazio al Progetto Casa21 all’interno di EXPO 2015. L’idea, accolta da Regione Toscana, è quella di garantire alle aziende di primo prodotto di promuovere il Made in Italy attraverso un’operazione di destination marketing per offrire visibilità non solo all’azienda, ma in generale all’arte del “ben fare italiano”, e replicare l’applicazione del protocollo alla moltitudine di edifici presenti nei cinque Comuni del Parco della Val d’Orcia. L’idea di Regione Lombardia è quella di replicare l’applicazione del protocollo al recupero delle cascine lombarde del Parco del Ticino.
Il vetro la mia passione, il mio lavoro, il mio sapere, il mio trascorso ed il mio futuro. Chiara Ferraris ha conosciuto per pura casualità questo materiale ed è stato amore a prima vista. Dopo studi scientifici ed umanistici, con un’attrazione formidabile verso la decorazione e la miniatura ha scoperto che il vetro è capace di emozionarla costantemente e la permette di trasformare i suoi impeti artistici traducendoli dal pensiero all’oggetto. Negli anni ho imparato a conoscere il mondo della vetrofusione e continuerò sempre nella ricerca dell’effetto più bello, del risultato più soddisfacente, dell’opera maxima che ogni artista cerca di creare e che, credo, mai realizzerò. Il mio mondo si è costruito negli anni ed ora sono attorniata di ex-allievi e collaboratori che con me condividono la mia passione ed il mio lavoro. Ogni opera nasce da un’idea, un lampo che fa breccia nella mente e che illumina all’istante ciò che deve essere e come verrà fatto. Io mi dedico alla vetrofusione per la potenzialità della tecnica, perché mi permette di lavorare nel tridimensionale, perché non ho limiti di dimensioni, perché è ciò che più si addice alla mia Arte. Amo altrettanto insegnare e vedere come ogni allievo declina secondo il suo sentire gli insegnamenti ricevuti e rielabora nozioni ed esperienze.
A testimonianza del passato storico di Calamandrana svetta il grande castello posto a dominio dell'antico borgo e della vallata, unico rimasto dei sei esistenti sulle colline circostanti. Nel 1682 il calamandranese Francesco Maria Cordara, divenuto conte, fece iniziare la costruzione del Castello, che è rimasto intatto fino ai giorni nostri. Nel 1943 molti soldati fuggiti dalle caserme si rifugiarono a Calamandrana, durante lo scioglimento dell'esercito italiano. Il parroco don Emilio Carozzi e la popolazione li aiutarono. Nello stesso anno a Calamandrana alta si creò una formazione partigiana. Verso la fine del 1944 avvennero numerosi scontri, durante i quali le persone venivano minacciate e le case saccheggiate. Verso la fine del 1945 i partigiani tornarono in forza. Si poteva così controllare Canelli e la strada per Nizza. In questa situazione venne incendiato anche il Municipio. Oggi l’edificio presenta un’impostazione planimetrica piuttosto irregolare ed è in parte intonacato e in parte in mattoni e pietre a vista. Sono conservate le strutture sotterranee: cantine, camminamenti e la cisterna dell’antica fortezza. Del 1983 è la ristrutturazione del soffitto del salone ottocentesco. Il castello di Calamandrana è circondato da un grande parco ed è raggiungibile attraverso una ripida e tortuosa strada; oltrepassato il cancello, la salita continua per un viale che conduce al caratteristico ponte levatoio. Attualmente il castello, dominato dall'imponente torre ottagonale, è di proprietà privata, ed è adibito ad abitazione.
Il castello di Monastero Bormida è situato nella parte bassa del paese. La torre, alta 27 metri, risale probabilmente al secolo al XI. Se l’impianto a forma quadrangolare denuncia una matrice medievale, la facciata principale di gusto barocco rivela una rielaborazione seicentesca. All’interno, soprattutto nelle stanze del piano nobile, si conservano pregevoli pavimenti a mosaico e delicati affreschi. Attraverso il caratteristico vicolo detto del Droc - dove un tempo c'era una delle porte urbiche e dove tuttora si vede l'accesso a un antico forno si raggiunge in un attimo il romanico ponte sul Bormida, che rappresenta una delle più interessanti opere d'ingegneria civile medioevale della valle e trova il suo corrispettivo, in quella di Spigno, nell'analogo ponte dell'abbazia di San Quintino. Entrambi furono costruiti dai monaci benedettini: Si tratta dI poderose strutture a schiena d'asino, sormontate da cappelle che erano antichi posti di guardia grazie ai quali i religiosi si assicuravano il completo controllo commerciale della terra estesa fra la Langa e il mare. Oggi il castello ha una facciata seicentesca e mantiene sul retro la loggia cinquecentesca che è anche visitabile. La famiglia Carretto a metà del XIX secolo cedette la proprietà alla famiglia Della Rovere a cui seguì la famiglia Polleri di Genova che la vendette al comune, attuale proprietario. Antistante al castello la caratteristica alzata a ponte e per accedere all'interno è necessario attraversare la vecchia porta d'ingresso nell'antica cinta muraria. A Monastero Bormida nacque lo scrittore Augusto Monti che spesso, nelle sue opere, ricorda la sua terra d’origine.
Estremamente scarse sono le notizie storiche sulle sue origini e vi sono non pochi dubbi sulla sua data di costruzione: c’è chi lo colloca nel XIII secolo e chi sostiene invece che la costruzione della torre risalga al 1350 e il resto ad epoca successiva. È effettivamente probabile che la grossa torre costituisse il primitivo nucleo della costruzione e i successivi corpi l’abbiano quindi completata. Attorno al Quattrocento il castello e i circostanti terreni appartenevano al marchese di Busca, i cui stemmi nobiliari furono infatti scoperti sotto gli intonaci di alcune stanze. Il castello passò poi numerosi proprietari dei quali non restano che poche notizie finché, nell’Ottocento il castello non ospitò per quasi vent’anni un personaggio del Risorgimento: Camillo Benso Conte di Cavour. Lo statista vi giunse nel 1830, ospite degli zii, la famiglia De Tonnerre. Incaricato di amministrare questi beni di famiglia, dimostrò capacità organizzativa e apertura verso le nuove acquisizioni scientifiche. Conferì una nuova impronta all’agricoltura locale: tracciò canali, adottò nuovi sistemi razionali di coltivazione, fece piantare duecentomila nuove viti e tentò la coltivazione delle barbabietole. Fu nominato sindaco del piccolo comune nel maggio 1832 a ventidue anni e tale carica mantenne fino al febbraio 1849. Dal 2014 è patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO. In diverse sale è collocato un museo permanente, comprendente allestimenti sul Tartufo rari oggetti dell’enogastronomia locale, ambientazione della cucina albese del ‘600 e dell’800, distilleria del ‘700, bottega del bottaio, contadinerie da cortile. All’interno del Castello potete trovare l’Enoteca Regionale Piemontese Cavour all’interno della quale potrete degustare e acquistare i vini migliori e più pregiati del Piemonte a prezzi di cantina.
Il Castello Gancia, attualmente proprietà privata dell’omonima famiglia, ha una storia antica e importante. Edificato a difesa della via commerciale che univa Asti al porto di Savona, l’edificio è stato modificato, ampliato e impreziosito da elementi scultorei nel corso dei secoli. Nel Seicento, durante la guerra di successione del Monferrato, il castello e le fortificazioni vengono in gran parte distrutti dalle truppe spagnole e successivamente ricostruiti. Nel 1676 il marchese Ambrogio Antonio Scarampi Crivelli realizza il primo vero restauro dell’edificio, conferendogli, secondo il gusto dell’epoca, l´aspetto di un elegante palazzo. A partire dal Settecento il castello cambia più volte proprietà, fino al 1929, quando viene acquistato dalla famiglia Gancia che affida il progetto di trasformazione all’architetto Arturo Midana. Midana modifica l´edificio aggiungendo due ali alla struttura quadrata originaria e ripristinando un giardino all´italiana. I saloni sono impreziositi dalle decorazioni del pittore Giovanni Olindo e i numerosi stucchi policromi ai soffitti completano un effetto che, nell’intento dell’architetto e della committenza, vuole conferire al castello l’originario aspetto seicentesco.Le decorazioni del pittore canellese Giovanni Olindo, ed i numerosi stucchi policromi, richiamano la corrente barocca. Esternamente furono aggiunte due ali rendendo più imponente l’edificio. Lesene angolari e mediane rompono la compattezza della costruzione, più semplici sono le fiancate ed i corpi sporgenti. Le finestre del piano rialzato e quelle del primo piano sono sobriamente fregiate. Sopra il portale, al quale si accede per mezzo di due scale laterali, vi è una balconata la cui porta-finestra campeggia con maggior larghezza di motivi ornamentali. Tra le due rampe di scale, un’apertura porta alla piccola cappella. Significativa fu anche la sistemazione delle aree circostanti; la creazione del giardino all’italiana riporta il Castello agli splendori del 600; la portineria ricavata dal terreno scosceso verso la strada ed armoniosamente collegata ad una piccola Cappella preesistente. Al lato opposto, un vecchio fabbricato, fu adattato dal Midana ad uso autorimessa. Il Castello, così restaurato, domina tuttora l’abitato dall’alto del colle ed è punto di riferimento panoramico e simbolo di Canelli. Interessante: ambientanzione; interni; grandioso ed elegante atrio con ritmi spaziali che rammentano lo Juvarra.
A Moasca (Asti), un piccolo borgo nel cuore del Monferrato, zona la cui straordinarietà è valsa la tutela dell’UNESCO, c’è un posto in cui natura, storia, cultura ed enogastronomia d’eccellenza si incontrano e si fondono per offrire all’Ospite un’esperienza irripetibile. Questo posto è Tra la Terra e il Cielo. Il Castello trecentesco con le sue imponenti torri, la terrazza aperta sulle dolci colline, il libero accesso alle preziose opere d’arte accolte, a rotazione, nella sala espositiva, una rigorosa e accorta selezione di materie prime, piatti della tradizione piemontese con aperture al vicino Mare, i grandi Vini del Piemonte e un servizio attento, ma non invadente: tutti gli ingredienti per accompagnare l’Ospite in un percorso indimenticabile di sensazioni ed emozioni, in una dimensione di benessere profondo, Tra la Terra e il Cielo. In Moasca, a small town in the heart of the Monferrato hills declared by UNESCO a World Heritage Site, you can find a place where nature, history, culture, good wines and culinary delights meet and welcome the guests with a once in a lifetime experience. This piace is Tra la Terra e il Cielo. That means “Between Heaven & Earth”, a very suggestive restaurant and café built in a medieval castle surrounded by a green and gentle landscape. A strong attention to every detail, the art gallery upstairs, a beautiful outdoor terrace, our menu with the traditional Piedmontese recipes with a marine twist and the great Piedmont wines will make our guests love the place and really feel between heaven and earth.
Il castello era una rocca del XIV secolo, la precedente fortificazione fu rasa al suolo nel 1308, dopo un lungo e difficile assedio, non sono note né l’origine né la forma. Secondo quanto riportato da alcuni storici relativamente alle forme architettoniche relative al precedente castello si può rilevare soltanto un vago accenno alla presenza di un dongione. Al fine di comprendere le vicende che portarono alla distruzione del primitivo castello è doveroso ricordare le sanguinose lotte intestine che turbarono il comune di Asti nel Trecento. Queste ultime si collegavano agli scontri fra Guelfi e Ghibellini. Nel 1308 i Guelfi assediarono il castello di Moasca baluardo Ghibellino. L’assedio fu, senza dubbio, di non poco conto; secondo quanto riportato dagli storici i Guelfi radunarono un esercito di 300 militi chieresi. In aiuto ai Ghibellini giunse il Marchese Del Carretto con 500 fanti e 100 balestrieri. Visto tale esercito i Guelfi temettero di non farcela e chiesero nuovamente aiuto ai chieresi i quali giunsero sul posto con un esercito di 1500 uomini armati. Gli assediati nel castello di Moasca resistettero per ben 22 giorni ma quando si resero conto di non poter contare più sull’aiuto di nessuno vennero a patti ed abbandonarono la fortezza; conquistato finalmente il maniero i Guelfi Solaro lo distrussero. La ricostruzione del nuovo castello, sulle rovine del precedente, avvenne solo nel 1351. Sotto la proprietà dei Secco Suardo l’interno della costruzione medioevale era stato sicuramente abbellito e reso più confortevole. Di particolare interesse era, senza dubbio, la cantina: essa occupava tutta la zona interrata del castello; da quest’ultima si accedeva ancora ai sotterranei cunicoli definiti dallo storico astigiano “assai profondi” adibiti a prigioni. Ancora nella prima metà del nostro secolo, il castello era in condizioni discrete e di fatto abitabile, come testimonia lo svolgimento nel suo salone (70 mq.) di una rappresentazione teatrale avvenuta nel 1926. La rovina completa va datata a questo dopoguerra, quando il completo abbandono ha prodotto un tanto rapido quanto irreversibile degrado della struttura. Attualmente è rimasto in piedi solo un ultimo frammento delle poderose mura di mattoni della facciata orientale, alla cui estremità i due torrioni cilindrici, liberati svettano maestosi sul terrapieno conservando il ricordo della loro suggestiva imponenza. L’amministrazione comunale dal 1999 ha avviato un programma di recupero e valorizzazione della struttura ancora esistente effettuando, dopo aver attuato gli urgenti interventi di restauro conservativo, il recupero della vasta cantina interrata. Attualmente nella cantina trova posto la Bottega del Vino di Moasca “Nerodistelle” ed il Restaurant & Cafè, Garden Winery “Tra la Terra ed il Cielo”.
Alert is considered to be the northernmost permanently inhabited place in the world, and it is located in the vast Qikiqtaaluk Region which is part of the newest, largest, and northernmost territory of Canada, Nunavut. Located more precisely on the northern tip of Ellesmere Island, the settlement was named in 1875 after the first ship to reach the north end of the island, the British HMS Alert, although some would also say that people should always be “alerted” when coming this close to the North Pole. Since there are some inhabitants, five of them are considered to be a permanent ones while the rest are temporary where their numbers always vary more or less than 60 locals, in addition to the employees of the military signals intelligence radio receiving facility, the weather station, the Global Atmosphere Watch laboratory, and the airport. Throughout the year, Alert is five months under constant darkness, while other five under constant sun. The time in between these months is filled with sun bobs above and below the horizon, giving the illusion of normal days, even though the length of daylight and darkness varies. Still, as it appears that nothing would survive in these freezing horrific conditions, impressively there is a fauna which thrives in the entire area, and it includes musk oxen, Arctic hares, foxes, caribou, birds, and wolves. On another hand, the flora is simply limited to simple plants that are only flourishing during the months of July and August, as at this time the temperatures are at their highest, and then the plants are able to survive over the winter period. Nowadays, the settlement of Alert does not have some significant importance as it had during the Cold War, at which time it was considered to be strategically located as it is closer to Moscow than Canada’s capital, and as it was thought that the former Soviet Union could “invade” and claim the northern part of the country, the existence of the settlement was just. With the budget cuts and the end of the Cold War, today Alert enjoys a smaller spectrum of attention, even though there are some visitors who are coming to claim that they have visited the planet’s northernmost and one of the most isolated places where they have been. A true cold gem, tucked away in the white wonderland of Nunavut, Canada.
Siena is likely Italy's loveliest medieval city, and a trip worth making even if you are in Tuscany for just a few days. Siena's heart is its central piazza known as Il Campo, known worldwide for the famous Palio run here, a horse race run around the piazza two times every summer. Movie audiences worldwide can see Siena and the Palio in the James Bond movie, Quantum of Solace. Siena is said to have been founded by Senius, son of Remus, one of the two legendary founders of Rome thus Siena's emblem is the she-wolf who suckled Remus and Romulus - you'll find many statues throughout the city. The city sits over three hills with its heart in the huge piazza del Campo, where the Roman forum used to be. Rebuilt during the rule of the Council of Nine, a quasi-democratic group from 1287 to 1355, the nine sections of the fan-like brick pavement of the piazza represent the council and symbolizes the Madonna's cloak which shelters Siena. Surrounded by olive groves and the vineyards of Chianti, Siena is one of the most beautiful cities of Tuscany. Set on three hills, the city is drawn together by winding alleyways and steep steps, whilst the Piazza del Campo stands at its heart, and the Duomo and St Maria della Scala serve as additional cultural landmarks. Famed for the "Palio", the annual historic horse-races that take place on 2 July and 16 August, it is also home to one of the oldest Universities in Europe, which ensures a vibrant Italian student atmosphere throughout the academic year. In addition to the bustling daily life of the streets and squares of the city, Siena offers many cultural events, concerts, cinema, theatre and a wide range of sporting activities. Siena was originally divided into areas, called "Terzi" that means Thirds; the first one, called "Terzo di Città" was the earliest inhabited area of the city. Few geographical areas in the world can boast of the variety of environment that surrounds Siena. To the north, we have the richness of the Chianti landscape, woven with vines and olive-trees throughout the hills. Here also are beautiful towns like San Gimignano and Monteriggioni with old walls, winding streets and incredible views. South of Siena, the Arbia valley leads to the hill-top town of Montalcino, home to the famous Brunello wine. And the area of La Crete stretches out, amazing visitors with its harsh rock formations and unique landscape. Westwards we head towards the coast, to captivating coastline towns like Castiglione della Pescaia, and nature reserves like the area called Maremma. With such natural beauty within easy reach by car or public transport, Siena is a good place to base yourself for a Tuscan experience. The Chianti area, between Florence and Siena, is one of the most beautiful countrysides in Italy and a famous wine production area.
Il castello di Monale è un’imponente costruzione d’impianto medioevale più volte modificata nei secoli. Citato a partire dal XII secolo viene distrutto nel 1305 ed in seguito riedificato. Quando nel XVI secolo il feudo viene frazionato in ventesimi, gli Scarampi ne conservano la quota maggiore e rimangono proprietari del Castello. Da allora, sei secoli fa, il Castello appartiene alla famiglia Gani. Dal lontano 1161 il castello, insieme con il feudo di Monale, passò nelle mani di vari proprietari, seguendo le alterne vicende della storia. Fu dei Montenatali, del Vescovo di Asti, del Comune di Asti (a cui lo assegnò il Barbarossa), passò ai Gardini, fu teatro delle lotte fra ghibellini e guelfi e subì la distruzione ad opera di questi ultimi. Il feudo fu restituito ai Gardini nel 1309 e il castello fu riedificato dagli Asinari, che ne erano entarti in possesso. Una parte del feudo apparteneva anche agli Scarampi, ricchi banchieri astigiani, ed essi, quando nel XVI° secolo il feudo venne frazionato in ventesimi, ne conservarono a lungo la quota maggiore. Nel 1796, soppressi i feudi, gli Scarampi rimasero proprietari del castello; l'ultima Scarampi sposò un Malabaila di Canale e la loro figlia, erede del castello, lo portò in dote al conte Carlo Gani di Genova; ancor oggi il castello appartiene alla famiglia Gani. Le ultime rappresentanti della famiglia Scarampi di Monale furono due sorelle, Paola ed Adele. Il castello in mattoni, massiccio, su pianta ad "U", è circondato da un giardino cintato, in parte pianeggiante, ricavato nel XVII secolo spianando un versante della collina sulla quale è stato costruito. La merlatura bifida, che orlava cortili e torri, è stata otturata da un sopralzo, ma è ancora ben visibile su tutto il lato sud ed in altre zone. Ben conservato è il doppio fregio a denti di sega, che corre sotto la merlatura lungo le facciate sud ed est e che costituisce motivo peculiare di questa ed altre costruzioni della zona. All'interno sono ben conservate le cantine, i sotterranei e le pitture di alcuni soffitti di epoca relativamente tarda (a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo).
Il Castello Reale di Govone fu una delle residenze della casa reale dei Savoia dal 1792 al 1870, dal 1997 è uno degli edifici parte del sito residenze sabaude iscritto alla lista del patrimonio dell'umanità UNESCO, è ora adibito a palazzo comunale. Nella posizione in cui sorge il castello, in cima alla collina, già in epoca medioevale si ergeva una fortezza. Dalla fine dell'Ottocento il castello - che ha avuto una particolare notorietà per il soggiorno, avvenuto nel 1730, di Jean-Jacques Rousseau, al tempo appena entrato al servizio del conte Ottavio Solaro - è di proprietà del comune di Govone. Come molte altre dimore storiche sabaude del Piemonte, è meta di visitatori richiamati specialmente dal monumentale e scenografico scalone d'onore a due rampe ricco di rilievi e telamoni che provengono dai giardini di Venaria Reale. Alcune sale sono decorate da preziose carte cinesi; il salone da ballo è affrescato con scene riproducenti l'episodio mitologico di Niobe - ad opera di Luigi Vacca e Fabrizio Sevesi. Degli stessi pittori sono gli affreschi del grande salone centrale che, con la tecnica trompe-l'œil, simulano la presenza di statue. Dal 2007 fa parte del circuito degli otto castelli, meglio noto come Castelli Doc. La rete dei castelli include i manieri di Grinzane Cavour, Barolo, Serralunga d'Alba, Govone, Magliano Alfieri, Roddi, Mango e Benevello. È inoltre inserito nel circuito dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte.
Beijing, alternately Romanised as Peking, is the capital of China, is a city where the ancient culture and the modern civilization are well integrated. It is the world's third most populous city proper, and most populous capital city. Beijing is an important world capital and global power city, and one of the world's leading centres for culture, diplomacy, and politics, business and economy, education, language, and science and technology. As one of the six ancient cities in China, Beijing has been the heart and soul of politics throughout its long history and consequently there is an unparalleled wealth of discovery to delight and intrigue travellers as they explore the city's ancient past and exciting modern development. Now it has become one of the most popular travel destinations in the world, with about 140 million Chinese tourists and 4.4 million international visitors in a year. It attracts tens of millions of visitors and tourists both at home and abroad each year to enjoy its rich culture and wonderful scenery. Beijing is endowed with rare cultural heritage by its long history. The Great Wall, one of the world wonders and the only piece of man-made architecture that can be seen from the space, meanders through mountains and valleys for hundreds of kilometres in the region of Beijing. The poetic and picturesque Summer Palace is a classic work of the imperial garden. The Forbidden City is the most splendid architectural complex of imperial palaces in the world. The Temple of Heaven is the place of worship for emperors of Ming and Qing dynasties as well as a masterpiece of ancient Chinese architectural art. The above four have all been listed in the World Cultural Heritage by the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO).
Il Castello feudale di Montegrosso D' Asti costruito nel 1134 per volontà del Marchese Bonifacio del Vasto, signore della città di Asti, domina un ampio territorio collinare a profonda vocazione viticola. È nella quiete delle sue spaziose e secolari cantine che trovano degna dimora i nobili vini doc e docg di queste terre. I vini ottenuti dopo una tradizionale e razionale vinificazione vengono opportunamente selezionati, invecchiati in fusti di rovere; successivamente, raggiunto il giusto grado di maturazione, imbottigliati e posti in apposite celle di affinamento. L'amore per il vino si tramanda di padre in figlio da molte generazioni; esistono infatti documenti che comprovano l'attività vitivinicola della famiglia Motta fin dal lontano 1794. Siamo quindi orgogliosi di offrire la nostra esperienza e tradizioni presentando oggi, come nel passato, il meglio della produzione enoica piemontese.
D'ago Cravatte is a new brand created by Giuliana Di Agostino after 30 years of experience in the hand-made tie sector and after many years of work dedicated to satisfying the needs of numerous and important companies (ZEGNA, GUCCI, TOM FORD, YSL, BRIONI). "I decided to make available my work experience for a select group of customers wishing to have a customized and high-quality customized product" begins the adventure of D'needle Cravatte, a high-quality product reflecting the class man who loves the taste of the sartorial product. D'ago Cravatte è un nuovo brand creato da Giuliana Di Agostino dopo 30 anni di esperienza nel settore delle cravatte fatte a mano e dopo tanti anni di lavoro dedicati a soddisfare le esigenze di numerose e importanti aziende (ZEGNA, GUCCI, TOM FORD, YSL, BRIONI). "Ho deciso di mettere a disposizione la mia esperienza lavorativa per un selezionato gruppo di clienti desiderosi di avere un prodotto su misura e di alta qualità" inizia l'avventura di D'needle Cravatte, un prodotto di alta qualità che rispecchia l'uomo di classe che ama il gusto del prodotto sartoriale.
In the heart of Puglia, in the characteristic and renowned town north of Bari, BITONTO, the city of extra virgin olive oil, the DANIELI Il Forno delle Puglie company has its roots in 2003. The company founded and led by DANIELE LOVASCIO, with the collaboration of young, smart and dynamic guys, has been operating for years in the field of production and marketing of typical Apulian artisan baked goods. The main product of this company to which it owes its success is IL TARALLO, offered in various shapes and flavors. DANIELI Taralli are handmade, following ancient recipes handed down in secret and scrupulously guarded. Nel cuore della Puglia, nel caratteristico e rinomato comune a nord di Bari, BITONTO, la città dell'olio extravergine di oliva, l'azienda DANIELI affonda le sue radici nel 2003. L'azienda fondata e guidata da DANIELE LOVASCIO, con la collaborazione di giovani, ragazzi intelligenti e dinamici, opera da anni nel settore della produzione e commercializzazione di prodotti da forno tipici artigianali pugliesi. Il principale prodotto di questa azienda a cui deve il suo successo è IL TARALLO, proposto in varie forme e gusti. I Taralli DANIELI sono fatti a mano, seguendo antiche ricette tramandate in segreto e scrupolosamente custodite.
Vistaterra Castello di Parella is the place where nature, science and beauty meet, giving life to an ideal, sustainable world, respectful of the planet and people, where everything is done according to rules that respect the environment, supporting growth and social well-being. Vistaterra is a completely sustainable historic home, in which to understand the origin and the secrets of quality food and wine, where to spend free time, play sports, learn, discover or simply stay in contact with nature. A village of unique experiences and moments, which have their roots in the history and culture of these places and, at the same time, transport you to a future and possible world, in full respect of the environment and people. Vistaterra è il luogo in cui natura, scienza e bellezza si incontrano, dando vita ad un mondo ideale, sostenibile, rispettoso del pianeta e delle persone, dove ogni cosa è fatta secondo regole che rispettano l’ambiente, sostenendo la crescita e il benessere sociale. Vistaterra è una dimora storica completamente sostenibile, in cui comprendere l’origine e i segreti dell’enogastronomia di qualità, dove trascorrere il tempo libero, fare sport, imparare, scoprire o semplicemente stare a contatto con la natura. Un borgo di esperienze e di momenti unici, che affondano le radici nella storia e nella cultura di questi luoghi e, al contempo, trasportano in un mondo futuro e possibile, nel pieno rispetto dell’ambiente e delle persone.
Giaquinto Associated Architects is a reference both in the national territory, where it is rooted, and in the international field, it develops and integrates specific skills with the contribution of multidisciplinary professionals who work in teams, aimed at a personalized solution of the issues addressed both on an urban scale than in the details. The constant search for young qualified skills in complementary sectors such as home automation, qualistics, ergonomics, technological innovation and composite materials qualifies their excellence. The firm offers architectural design services, urban planning and urban redevelopment, concept-design and communications, feasibility and sustainability, executive planning and cost analysis. Giaquinto Architetti Associati è un riferimento sia sul territorio nazionale, dove si è radicato, sia in campo internazionale, sviluppa e integra le specifiche competenze con il contributo di professionisti multidisciplinari che operano in équipe, finalizzato a una soluzione personalizzata dei temi affrontati sia in scala urbana che nei dettagli. La ricerca costante di giovani competenze qualificate in settori complementari quali domotica, qualistica, ergonomia, innovazione tecnologica e materiali compositi ne qualifica l’eccellenza. Lo Studio offre servizi di progettazione architettonica, progettazione urbanistica e riqualificazione urbana, concept-design e comunicazioni, studi di fattibilità e sostenibilità, progettazioni esecutive e analisi dei costi.
Chiara and Massimo Ferrero founded their art gallery, Galleria Ferrero in 2010 and since 2011 they have acquired the current exhibition space on the second floor of the historic building of Villa Nesi in Ivrea. The gallery owners are mainly art collectors and over the years have acquired and deepened the knowledge of national and international artists. At best to the collector's requests and needs. Also in 2017 a collaboration and sharing of artists with New York art galleries was born. Chiara e Massimo Ferrero fondano la loro galleria d'arte nel 2010 e dal 2011 acquisiscono l'attuale spazio espositivo al secondo piano dello storico edificio di Villa Nesi a Ivrea. I galleristi sono principalmente collezionisti d'arte e negli anni hanno acquisito e approfondito la conoscenza di artisti nazionali e internazionali.Dal 2017 la galleria d'arte si avvale della consulenza artistica di Ermanno Tedeschi per una ricerca sempre piu affinata degli artisti al fine di rispondere al meglio alle richieste e esigenze del collezionista. Sempre nel 2017 nasce una collaborazione e condivisione artisti con gallerie d'arte di New York.
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